giovedì 18 maggio 2017

Recensione: Gabbia del re - Victoria Aveyard

Finalmente torno sul blog con una nuova recensione! Oggi vi parlo del terzo capitolo della serie Regina Rossa. Se siete appassionati di fantasy, distopici e new adult rimanete con me!


Titolo: Gabbia del re
Autore: Victoria Aveyard
Casa editrice: Mondadori
Genere: Fantasy/distopico
Serie: Regina rossa #3
Pagine: 480
Prezzo: 7.99 (e-book)
19.90 (cartaceo)
Data di pubblicazione: 2 Maggio 2017

Serie Regina Rossa:
1. Regina Rossa (recensione qui)
2. Spada di Vetro (recensione qui)
3. Gabbia del re


Privata del suo potere e perseguitata dai tremendi errori commessi, Mare Barrow si ritrova prigioniera e in balia di Maven Calore, di cui un tempo era innamorata e che altro non ha fatto se non mentirle e tradirla. Diventato re, il ragazzo continua a tessere la tela ordita dalla madre morta per mantenere il controllo sul suo regno e sulla sua prigioniera. Mentre, a Palazzo, Mare cerca di resistere all'effetto della pietra silente, il suo improvvisato esercito di novisangue e rossi continua imperterrito a organizzarsi, a esercitarsi e a espandersi. Impaziente di uscire dall'ombra, infatti, si sta preparando a combattere. Dal canto suo, Cal, il principe esiliato che reclama il cuore di Mare, è pronto a tutto pur di riaverla con sé. In questo terzo e straordinario capitolo della serie "Regina rossa", le alleanze di un tempo sono messe in discussione e - Mare lo sa bene - quando il sangue si rivolta contro il sangue potrebbe non rimanere nessuno a spegnere il fuoco che minaccia di distruggere completamente Norda.


"Sono la sparafulmini. Sono una scatenatempeste". Sembra una buglia. La sparafulmini è morta.
Ma è l'ultima cosa che io possa fare per la causa e per le persone ancora là fuori a cui voglio bene- Non mi vedranno incespicare in questo momento conclusivo. No, resterò in piedi. E benchè non abbia la minima idea di come fare, devo continuare a lottare, persino qui, nella tana del lupo.


Dopo l'incredibile fine del romanzo precedente, non vedevo l'ora di divorare anche questo libro e devo dire che le mie aspettative non sono state affatto deluse. Ero rimasta estasiata dai primi due capitoli e questo terzo non è stato da meno.
Sono molto felice che questa serie stia avendo il successo che ha, perchè l'autrice è davvero fenomenale e la storia è molto complessa e affascinante.
Ad ogni modo, non perdiamoci in chiacchiere e andiamo dritti al punto.

La protagonista, Mare Barrow, nonchè sparafulmini, nonchè portavoce dei novisangue e della Guardia Scarlatta, ha barattato la propria libertà in cambio della vita di alcuni compagni ribelli, tra i quali c'era anche Cal, il principe esiliato di cui è innamorata.
Una volta condotta a Palazzo, Mare capisce che se vuole avere la possibilità di fuggire e di essere ancora utile alla causa, deve fingere di appoggiare i piani di Maven, fratellastro di Cal ed usurpatore della corona. 
Cosa più facile a dirsi che a farsi, dato che il re ha intenzione di usarla per attirare i novisangue ancora dispersi in una rete di finta sicurezza per poi usarli per i suoi scopi.
La ragazza si trova così nelle vesti di prigioniera ad essere odiata sia dagli Argentei, che dai Rossi. 


Nel frattempo, la Guardia Scarlatta continua a muoversi per raggiungere il suo obiettivo, un mondo di parità e democrazia, senza re o sovrani. 
Cal è sempre più nervoso ed ansioso. Ha perso tutta la vita per cui era stato cresciuto, gli insegnamenti che ha ricevuto sono inutili e la sua vita sembra vuota senza Mare a fargli compagnia.
Nonostante ciò, l'Argenteo riuscirà ad assumere un ruolo fondamentale nella guerra portata avanti dalla Guardia ed a stringere perfino qualche legame di amicizia tra i soldati della schiera Rossa.
L'obiettivo del ragazzo però è sempre lo stesso: riprendersi Mare Barrow e trascinerà i suoi compagni nelle avventure più pericolose e nelle battaglie più sanguinose pur di raggiungerlo.
Tra combattimenti, sentimenti malati e distanza, Gabbia del re arriva al lettore come uno schiaffo, improvviso ed intenso.
 "Sono io" gli dico, mormorando le parole che tutti e due abbiamo bisogno di sentire. "Sono tornata."
Sono tornata.
"Sei tu, Cal?" Sembro una bambina. 
Lui fa segno di sì con la testa, senza la minima esitazione nello sguardo. "Sono io."

L'elemento che, sicuramente, ho apprezzato di più in questo romanzo è il personaggio di Tiberias Calore, ovvero Cal. Non perchè gli altri siano meno forti o importanti, ma per l'evoluzione che ha avuto rispetto al romanzo precedente.
Nella mia recensione di Spada di Vetro, avevo espresso il pizzico di delusione che mi aveva colta nel trovare Cal così poco partecipe all'interno delle vicende narrate nel libro. In quel romanzo, sembrava quasi un personaggio secondario, chiuso in sè stesso e che non riusciva ad offrire punti di "appiglio emotivo" al lettore. In Gabbia del re, il re esiliato si rifà ampiamente della fiacchezza precedente.
In questo capitolo ho trovato Cal forte, coraggioso, senza scrupoli pur di riprendersi Mare. Ma allo stesso tempo è ferito per un potere che sotto sotto gli manca, dilaniato dalla rabbia verso il fratellastro e dall'amore verso che quest'ultimo che non riesce ad estinguere. Insomma, è stato un personaggio che mi ha dato molto, nel bene e nel male, e che, quindi, ho molto apprezzato.

Tutti quanti i personaggi, in realtà, mi sono arrivati bene e forte. Perfino Maven, attraverso gli occhi di Mare, in qualche maniera è riuscito a farmi provare compassione e dispiacere per lui. 
Il re illegittimo è al cento per cento uno di quei personaggi negativi che ti rubano il cuore per poi distruggertelo in mille pezzi. Da un lato la sua fragilità e la sua voglia di essere amato, dall'altra la sua crudeltà e il suo doppiogiochismo.
Insomma, durante tutta la storia, ho alternato momenti di odio intenso a momenti di amore spassionato e ancora adesso non so decidermi su che ruolo assegnarli
Nonostante ciò, rimane un personaggio importante e presente nella storia, che suscita emozioni forti e compie scelte che condizionano la vita di tutti. E' sicuramente uno dei personaggi chiave del racconto e, a mio avviso, uno dei migliori.
Re Maven del casato Calore incrocia il mio sguardo nell'attimo esatto in cui si accorge della mia presenza.
Il tempo si ferma, appeso ad un filo. Ci separa un abisso di distrazioni, ricco di rumori e un'elegante confusione, ma la stanza potrebbe benissimo essere vuota.
Mi chiedo se noti qualche differenza in me. Il malessere, il dolore, la tortura a cui mi sottopone quella prigionia silenziosa. Deve accorgersene. Posa lo sguardo sui miei zigomi pronunciati, sul collare, poi scende verso il camicione bianco che mi fanno indossare. Stavolta non sanguino, anche se vorrei. Per mostrare a tutti cosa sono, cosa sono sempre stata. Rossa. Ferita. Ma viva. 
Quasi inutile sottolineare ancora una volta la maestria della Aveyard nell'intessere una trama dall'intreccio emozionante, mozzafiato ed estremamente complesso. Ancora una volta, la carriera da sceneggiatrice dell'autrice si fa sentire chiaramente attraverso gli innumerevoli colpi di scena e i momenti di alta suspense che si alternano all'interno del romanzo. Per non parlare del cliffhanger finale, che sembra essere ormai la sua firma e per cui la odio profondamente ogni volta (però, chissa perchè, poi continuo a leggere i suoi libri...).
Ho trovato molto interessante anche l'alternarsi dei punti di vista nella narrazione. Di solito non sono una grande fan di questo espediente letterario, perchè mi sembra sempre che venga usato per evitare all'autore momenti difficili da spiegare, invece in questo libro ha aggiunto ancora più dramma ad una situazione già abbastanza critica.
Forse perchè i punti di vista sono quelli di personaggi non classici (cioè, il punto di vista di Cal o di Maven non c'è, per intenderci), ma mi è piaciuto davvero tanto.

Insomma, questo romanzo mi è piaciuto davvero molto e l'ho divorato in pochissime ore. Posso solo consigliarvelo con tutto il cuore, se siete alla ricerca di una serie fresca, avvincente e coinvolgente, con il solo avvertimento di non rimanerci troppo male per il finale bomba che vi attende.
Spero di avervi fatto scoprire ancora una volta una lettura interessante, ci vediamo alla prossima recensione,





VOTO:

Nella prigione di Maven, io mi disperavo, Mi consumavo. Contavo i giorni e desideravo una fine, di qualunque tipo.. Ma avevo speranza. Una speranza stupida, illogica. A volte era solo un baluginio, a volte una fiamma. Anche la mia speranza sembrava impossibile. Proprio come il cammino che ci spetta, attraverso guerra e rivoluzione. Potremmo morire tutti nei prossimi giorni. Potremmo essere traditi. Oppure...potremmo vincere.


 

2 commenti:

  1. Non l'ho ancora iniziata, ma è indubbiamente una serie che mi tenta molto! ^____^

    RispondiElimina