Titolo: Frammenti
Autore: AA. VV.
Genere: Antologia
Editore: Delrai Edizioni
Pagine: 320
Prezzo: 2,99 (ebook)
Data di pubblicazione: 22 Dicembre 2018
Una raccolta di novelle, scritte dagli autori Delrai Edizioni; nove scrittrici, generi diversi, penne di talento: Frammenti nasce da un’idea, quella che anche il racconto abbia valore e possa comunicare emozioni.
Stefania Da Forno con "Fammi stare bene"
Alessandra Paoloni con "Merry Haunted Christmas"
Rachel Sandman con "Pancake ai mirtilli"
Natascia Luchetti con "Il battesimo della vita"
Eveline Durand con "Emergency call. Chiamata d'emergenza" e "Un carillon senza cuore"
Margherita Fray con "Sometimes"
Barbara Bolzan con "Niente di che"
Elle Eloise con "Nel blu dell'universo profondo"
Jane Harvey Berrick con "Segatura e polvere di stelle"
Stefania Da Forno con "Fammi stare bene"
Alessandra Paoloni con "Merry Haunted Christmas"
Rachel Sandman con "Pancake ai mirtilli"
Natascia Luchetti con "Il battesimo della vita"
Eveline Durand con "Emergency call. Chiamata d'emergenza" e "Un carillon senza cuore"
Margherita Fray con "Sometimes"
Barbara Bolzan con "Niente di che"
Elle Eloise con "Nel blu dell'universo profondo"
Jane Harvey Berrick con "Segatura e polvere di stelle"
Copia omaggio fornita gentilmente da Delrai Edizioni
recensione
Buongiorno
Lettori Accaniti! Quello di oggi sarà, per me, un post un po’ diverso dal
solito e voglio ringraziare innanzitutto la Delrai Edizioni per avermi permesso di partecipare a questa
meravigliosa iniziativa. Di cosa parlo? Beh, oggi parlerò di “Niente di che” una novella scritta da Barbara Bolzan che potrete trovare all’interno
della raccolta Frammenti.
Che io ami
Barbara non è un mistero, anzi. Probabilmente si intuisce già dalle mie
recensioni ai romanzi della serie Rya, ma con questa brevissima novella
(parliamo davvero di poche pagine) Barbara è riuscita a toccare una parte di me
lasciandomi confusa, arrabbiata, amareggiata per ciò che ho letto, ma allo
stesso tempo ero incantata dalla sua capacità di trasportare il lettore all’interno
della storia che vuole raccontare.
La felicità è un sottile guscio d’uovo. Perfetto. Forse, con qualche minuscola crepa sotto la superficie. Fai un po’ di pressione – il più delle volte: senza volerlo, senza neppure accorgetene – e l’uovo si rompe. Crack. Le cose accadono, semplicemente.
Il marito
infatti picchia regolarmente la donna, le impedisce di uscire di casa, non le è
lecito avere un cellulare o tenere dei soldi per sé. Spesso la donna si ritrova
con dei lividi addosso, lividi che vengono presi come un gioco dal figlio che,
ogni tanto, si rivolge a lei con lo stesso tono sdegnato del marito.
«Sarai anche un piccolo niente, ma mi piace: dal niente nasce sempre qualcosa. Almeno, posso plasmarti.»Questo mi hai regalato: una seconda vita, all’insegna della verità. Hai spazzato via le menzogne dell’infanzia e mi hai aperto la porta alla possibilità. Ti devo tutto. Tutto quel poco che sono.
Non voglio
dire altro della trama perché, come ho detto prima, essendo una novella molto
breve le cose che posso accennare senza fare spoiler sono davvero poche.
Poche, ma dure. Tanto dure.
Non vi
mentirò, cari Lettori. Questa novella mi ha messo a dura prova. Già dalle prime
righe avevo intuito dove sarebbe andato a parare il discorso, ma andando sempre
più avanti le cose peggioravano. Sono passata dall’incredulità alla rabbia in
due secondi. Ho urlato, ho pianto, mi sono arrabbiata, ho quasi scagliato il
cellulare a terra. Poi ho finito di leggere e ancora non riuscivo a
metabolizzare la novella.
“Niente di che” non è decisamente una novella per i
deboli di cuore. Barbara non è una di quelle persone che indorano la
pillola, l’avevamo capito già in Sacrifice. Ma qui? Santo cielo, qui si è
davvero superata.
Il fatto
che nella novella la donna non abbia un nome vero e proprio mi ha
destabilizzato. Perché non c’era una identificazione, non era una donna X. Era una donna. Una donna come noi, una
persona che sarebbe potuta essere chiunque. E sapete una cosa? Ha fatto male. Tanto male.
Perché quello
di cui Barbara ha parlato è estremamente attuale, anche troppo. Quante volte
aprendo il telegiornale veniamo bombardati da notizie di donne uccise dai
propri mariti? Picchiate giorno dopo giorno per piccole sciocchezze? Ve lo dico
io: tante, troppe volte.
Con “Niente
di che” Barbara mi ha mostrato un altro lato della violenza domestica. Mi ha
fatta entrare nella testa di una donna che pensa
di meritare quello che le capita, che vede il marito come colui che le
mostra il mondo com’è veramente perché lei, fino a quel momento, era inutile,
ma anche se lei è niente di che lui
la ama comunque.
Dici che ciò che conta siamo solo io e te. Gli altri sono niente. I loro sorrisi sono niente.Peggio: i loro sorrisi sono veleno.Mi hai insegnato a tagliare i ponti, a dire di no, a declinare ogni invito.

E lo so che
è solo una novella, che questa donna non esiste, ma nella realtà di donne come
lei ce ne sono a bizzeffe, nascoste chissà dove mentre, giorno dopo giorno,
affrontano i loro demoni credendo di essere nel torto. Ed è questo che mi ha
fatto soffrire più di qualunque altra cosa, la consapevolezza che non importa
quanto lottiamo per superare la violenza sulla donna, fisica o psicologica che
sia, casi come questo continueranno sempre ad esistere. E fa davvero tanto
male, perché quella donna potrebbe essere chiunque.
Potrei stare
qui ore a parlare di questo argomento che mi sta davvero a cuore, ma per
concludere il discorso mi sento davvero di consigliare la lettura di “Niente di
che” solo a coloro che, consapevoli di quello che stanno per leggere, sono
pronti ad affrontare una storia di violenza sulla donna che, ci tengo a
ripetere, non è per niente facile da digerire. Se credete di sopportarlo,
leggete, perché Barbara si è confermata un’autrice eccezionale. Noi ci vediamo
alla prossima recensione! La vostra,
Questo è il tuo amore.Perché me lo ripeti sempre. Lo fai per me, che sono egoista e stupida e irriconoscente.Tu mi ami. Anche se amore è solo una parola tra un colpo e l’altro. Mi ami. Anche quando mi esaurisci tutti gli entusiasmi, anche quando ho paura che Luca voglia somigliarti anche in questo; anche quando mi vesti da bambola e mi dici Facciamo un bel gioco, anche quando mi obblighi a restare immobile per ore, lo sguardo fisso, le gambe aperte, la bocca socchiusa – Tu, la mia bambola che crede di essere viva –, anche quando il matrimonio è solo uno stupro che la legge non punisce, tu continui a ripetermelo: mi ami. E aggiungi: Sei molto fortunata.Io sono fortunata, io sono fortunata, io sono molto fortunata.
VOTO:
Chiara, grazie di cuore a te e al blog per questa lettura, per essere arrivata fino in fondo, per aver come sempre capito e indagato, per aver vissuto quasi sulla tua pelle le mie parole. Grazie davvero!
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